Quando si parla di turismo e hospitality si dà spesso per scontato che, una volta arrivato luglio, i giochi siano ormai fatti.
Molte strutture pensano che i professionisti migliori abbiano già trovato una collocazione e che ciò che resta sul mercato sia inevitabilmente meno interessante.
Negli ultimi mesi, però, lavorando ogni giorno nella ricerca e selezione del personale e confrontandoci con candidati e aziende, abbiamo osservato una realtà molto più sfumata.
Anche a stagione iniziata continuiamo a incontrare cuochi, camerieri, receptionist e altre figure ancora disponibili e realmente motivate a valutare nuove opportunità. Non perché siano professionisti poco preparati: molto spesso dietro una candidatura c’è una storia che vale la pena ascoltare.

Molto spesso incontriamo persone che:

  • hanno lasciato una struttura che non ha mantenuto le aspettative iniziali;
  • cercano un ambiente di lavoro più organizzato;
  • desiderano un progetto più stabile;
  • hanno concluso da poco un percorso di formazione o un impegno personale e solo ora sono pronte a mettersi in gioco;
  • semplicemente, non hanno ancora trovato il contesto in cui riconoscersi.

È proprio questo che ci porta a dire che il mercato, a luglio, non è affatto chiuso. È semplicemente diverso da quello che troviamo in primavera.

L’errore che osserviamo più spesso

Parlando con molti imprenditori comprendiamo perfettamente perché la ricerca del personale venga spesso gestita internamente.
È naturale pensare che pubblicare un annuncio e svolgere qualche colloquio possa essere sufficiente e permetta anche di risparmiare tempo e denaro. La nostra esperienza, però, ci ha insegnato che il costo più alto non è quello di una selezione, ma quello di un inserimento che non funziona.
Quando una persona lascia la struttura nel pieno della stagione non significa soltanto dover ripartire con una nuova ricerca. Significa ridistribuire i turni, aumentare il carico di lavoro della brigata, chiedere ulteriori sacrifici al personale già presente e, inevitabilmente, mettere sotto pressione anche la qualità del servizio offerto agli ospiti.
Per questo crediamo sempre di più che un annuncio non debba limitarsi a descrivere una mansione. Un buon annuncio racconta un progetto, fa percepire il contesto, il modo di lavorare, le aspettative reciproche e la cultura della struttura.
Allo stesso modo, un colloquio non dovrebbe limitarsi a verificare le competenze tecniche.
Il vero valore nasce quando si riesce a capire se quella persona potrà realmente inserirsi in quello specifico ambiente di lavoro.

Cosa impariamo ogni giorno parlando con i candidati

Se c’è una cosa che il nostro lavoro ci ricorda ogni giorno è il valore dell’ascolto.
Il prescreening telefonico, spesso considerato soltanto un passaggio, rappresenta per noi uno dei momenti più importanti dell’intero processo di selezione.
È durante quella telefonata che cerchiamo di capire cosa ha spinto una persona a candidarsi, quali aspettative porta con sé, cosa cerca davvero e se quella stagione rappresenta soltanto una necessità economica oppure un’opportunità di crescita professionale.
Questa differenza raramente emerge leggendo un curriculum, emerge parlando, facendo le domande giuste, ascoltando ed è proprio in quei momenti che iniziamo a capire se una candidatura ha le basi per trasformarsi in una collaborazione destinata a durare.

Una ricerca che ci ha fatto riflettere

Negli ultimi mesi abbiamo avuto l’opportunità di collaborare con realtà molto diverse tra loro, da hotel indipendenti fino a gruppi alberghieri presenti in più regioni italiane. Una ricerca, in particolare, ci è rimasta impressa.
La stagione era già iniziata e sembrava ormai troppo tardi per trovare una receptionist in linea con le esigenze della struttura.
Attraverso una Job Analysis accurata, un annuncio costruito sulle reali caratteristiche dell’ambiente di lavoro e un attento prescreening, abbiamo invece incontrato una professionista che stava terminando un percorso di formazione nel turismo ed era pronta a iniziare una nuova esperienza.
Quell’inserimento ci ha confermato una convinzione che oggi accompagna il nostro modo di lavorare: le persone continuano ad esserci. Bisogna saperle intercettare nel momento giusto.
Durante quella ricerca abbiamo visto anche quanto elementi che a volte sembrano secondari, come la disponibilità di un alloggio, possano diventare decisivi per attrarre professionisti qualificati provenienti da altre zone d’Italia. È un aspetto che ci ha ricordato come oggi il mercato non ruoti soltanto attorno allo stipendio. Le persone valutano il progetto nel suo insieme.

Il recruiting aiuta anche a leggere il mercato

Una delle cose che osserviamo con maggiore convinzione è che una buona selezione non serve soltanto a trovare persone, serve anche ad aiutare le aziende a leggere meglio il mercato.
Confrontarsi ogni giorno con decine di candidati permette di comprendere:

  • quali competenze sono realmente disponibili;
  • quali benefit fanno davvero la differenza;
  • quali aspettative stanno cambiando;
  • dove, invece, è necessario ripensare il modo di cercare e trattenere i professionisti.

Anche questo, secondo noi, fa parte del lavoro di un recruiter.

Una riflessione finale

Forse il mercato dell’hospitality ci sta insegnando una cosa molto semplice.
Non esiste un momento in cui le aziende debbano accontentarsi dei candidati rimasti, così come non esiste un momento in cui un professionista debba rinunciare a cercare il contesto in cui potersi esprimere al meglio.

  • Esistono aziende che continuano a investire nelle persone.
  • Esistono professionisti che continuano a cercare un progetto in cui riconoscersi.

Il nostro lavoro è creare le condizioni perché il progetto dell’azienda incontri quello della persona.

Cerchi personale per la tua struttura?

Se questo articolo ti ha fatto riflettere e desideri confrontarti sulle esigenze della tua struttura, saremo felici di ascoltare la tua realtà e capire insieme come impostare una ricerca del personale realmente efficace.