Il CV comincia prima delle esperienze

Quando un recruiter apre un CV, una delle prime cose che deve poter capire è molto semplice: che professionista ha davanti?
Per questo c’è un elemento che spesso viene sottovalutato e che, invece, può aiutare molto la lettura del curriculum: la posizione professionale sotto il proprio nome.
Ad esempio:

MARCO ROSSI
Impiegato amministrativo

oppure:

MARCO ROSSI
Tecnico Commerciale

È un dettaglio semplice, ma permette già di dare una prima direzione al proprio profilo.

Per un candidato junior, che magari non ha ancora una posizione professionale consolidata, può invece essere indicata la posizione desiderata:

MARCO ROSSI
Junior HR Specialist

In questo modo, ancora prima di iniziare a leggere il CV, il recruiter sa già verso quale opportunità professionale si sta orientando il candidato.

Profilo professionale o obiettivo professionale?

Una volta indicata la posizione, possiamo arrivare alle poche righe che introducono il nostro percorso. Qui è utile fare una distinzione: chi ha già maturato esperienza può utilizzare un profilo professionale, mentre chi è all’inizio del proprio percorso o sta cercando di cambiare direzione può utilizzare maggiormente questa sezione per chiarire il proprio obiettivo professionale. Non è una regola rigida ma un modo diverso di raccontare il proprio percorso.

Se hai esperienza: racconta chi sei professionalmente

Se hai già maturato una certa seniority, il profilo dovrebbe aiutare il recruiter a capire rapidamente:

  • quale professionista sei;
  • in quale ambito hai maturato esperienza;
  • quali sono le tue competenze principali;
  • che tipo di valore puoi portare.

Ad esempio: Impiegata amministrativa con 8 anni di esperienza nella gestione della contabilità ordinaria, fatturazione e rapporti con clienti e fornitori. Ho maturato autonomia nella gestione delle principali attività amministrative e nell’utilizzo dei gestionali di settore, lavorando prevalentemente in aziende di servizi.

Non abbiamo raccontato tutto il percorso. Abbiamo dato al recruiter una prima fotografia professionale.

Se sei junior o ti stai ricollocando: chiarisci dove vuoi andare

Per chi è all’inizio della propria carriera, invece, può essere più utile spiegare quale direzione professionale vuole intraprendere.

Ad esempio: Laureato in Economia, interessato a intraprendere un percorso professionale nell’area amministrativa. Durante il percorso universitario ho sviluppato competenze nell’analisi dei dati e nell’utilizzo dei principali strumenti informatici. Cerco una prima opportunità che mi permetta di trasformare queste conoscenze in competenze professionali.

Oppure immaginiamo una persona che abbia già esperienza, ma voglia cambiare settore: Professionista con esperienza nel settore commerciale, interessato a trasferire le competenze maturate nella gestione dei clienti e nella negoziazione all’interno del settore HR, con particolare interesse per la ricerca e selezione del personale.

In questo caso il profilo ha un compito importante: spiegare il cambiamento.
Il recruiter non deve necessariamente arrivare alla fine del CV per chiedersi perché una persona con dieci anni di esperienza commerciale si stia candidando per una posizione HR. Possiamo anticipare noi la risposta.

Poche righe che possono fare molta differenza

Il profilo professionale non deve diventare il riassunto dell’intero curriculum. Deve essere breve, chiaro e soprattutto specifico e deve rispondere alle domande chi sono, cosa faccio e come lo faccio, evitando muri di testo e rendendo immediatamente comprensibile l’obiettivo professionale. Possiamo quindi pensare a poche righe, generalmente 5-7, sufficienti per dare al recruiter una prima idea del candidato mentre il resto verrà approfondito nelle esperienze, nella formazione e nelle competenze.
Questa sezione deve essere una presentazione, non un’autobiografia.
(Un piccolo suggerimento: fate leggere il vostro profilo a una persona di fiducia e chiedetele una cosa semplice: “Dopo averlo letto, hai capito che professionista sono e cosa sto cercando?” Se la risposta è sì, siete sulla strada giusta)

Come costruirla?

Un modo semplice per iniziare è farsi quattro domande.

1. Chi sono professionalmente?

Qual è la mia identità professionale?

Impiegato amministrativo, receptionist, commerciale B2B, tecnico, HR specialist…

2. Cosa faccio?

Quali sono le attività e le competenze che caratterizzano maggiormente il mio percorso?

Non serve elencare tutto.

Scegliamo ciò che è davvero rappresentativo.

3. Come lo faccio?

Quali sono le caratteristiche che contraddistinguono il mio modo di lavorare?

Autonomia, capacità organizzativa, precisione, gestione del cliente, analisi, coordinamento…

Ma attenzione alle parole generiche.

Scrivere semplicemente “ottime capacità relazionali” dice poco se non viene accompagnato da elementi che permettano di capire come questa competenza si è concretamente sviluppata.

Anche nei materiali dedicati alle soft skill viene sottolineato proprio questo aspetto: nel CV le competenze rischiano di diventare semplici frasi fatte se non vengono adeguatamente argomentate.

4. Dove voglio andare?

Questa domanda diventa particolarmente importante se sei:

  • junior;
  • in fase di ricollocamento;
  • interessato a cambiare settore;
  • alla ricerca di una posizione professionale specifica.

Il recruiter deve poter capire per quale tipo di opportunità stai utilizzando quel CV.

Attenzione alle frasi che non raccontano nulla

Uno degli errori più frequenti è iniziare il CV con frasi come: “Sono una persona dinamica, motivata e predisposta al lavoro in team.”

Oppure: “Cerco un’azienda seria e stimolante che mi permetta di crescere professionalmente.”

Il problema non è che queste caratteristiche siano necessariamente false, semplicemente non ci aiutano a capire quale professionista abbiamo davanti.

Proviamo invece a partire dalla propria identità professionale: Impiegata amministrativa con 5 anni di esperienza nella gestione della fatturazione, prima nota e rapporti con clienti e fornitori. Autonoma nell’utilizzo di Excel e dei principali gestionali amministrativi, ho maturato esperienza in aziende del settore servizi. Sono interessata a proseguire il mio percorso in un contesto strutturato.

Il profilo non deve piacere a tutti

Il profilo professionale non serve a rendere il candidato interessante per qualsiasi posizione ma a renderlo comprensibile per le opportunità che sono realmente coerenti con il suo percorso.
Anche il CV, infatti, non dovrebbe essere necessariamente identico per ogni candidatura. Per questo, prima di scrivere il profilo, può essere utile chiedersi: “Cosa deve capire di me il recruiter per capire se posso essere interessante per questa posizione?” È una domanda semplice, ma può cambiare completamente il modo in cui presentiamo il nostro percorso.

Il CV deve essere facile da capire

Un recruiter non dovrebbe essere costretto a ricostruire da solo il nostro profilo leggendo ogni riga del curriculum. Il CV deve essere facilmente navigabile. Le informazioni importanti devono essere individuabili rapidamente e il nostro obiettivo professionale deve emergere con chiarezza.

Per questo possiamo pensare al CV come a un percorso:

Nome → Posizione → Profilo → Esperienze → Competenze

Prima di approfondire, abbiamo già dato al lettore una risposta alle domande fondamentali:

  • Chi sei?
  • Cosa fai?
  • Dove vuoi andare?

Il profilo è il tuo biglietto da visita professionale

Non serve scrivere tanto ma serve scrivere le cose giuste. Il recruiter deve poter capire rapidamente chi sei, cosa sai fare e quale opportunità stai cercando, poi saranno le esperienze professionali, le competenze e il colloquio a dimostrare quanto quello che hai raccontato corrisponda realmente al tuo percorso. Per questo quelle poche righe all’inizio del CV meritano molta più attenzione di quanto normalmente gli si dedichi.

Il CV comincia prima delle esperienze. Comincia da come scegli di presentarti e se il CV è il primo passo, il colloquio è il momento in cui devi riuscire a dare voce a quello che hai scritto.
Ed è proprio lì che arriva una delle domande che mette più in difficoltà i candidati: “Mi parli di lei.”Ne abbiamo parlato in un articolo dedicato, con alcuni suggerimenti per affrontare questa domanda e trasformarla in un’occasione per raccontare il proprio percorso.