Negli hotel abbiamo imparato una cosa

Negli ultimi mesi ci è capitato spesso di sederci allo stesso tavolo con direttori d’hotel, imprenditori e manager di strutture turistiche molto diverse tra loro, dalle località balneari alle Dolomiti, le richieste iniziali erano quasi sempre le stesse:

  • “Ci serve un receptionist.”
  • “Stiamo cercando uno chef de partie.”
  • “Abbiamo bisogno di una governante.”

Sulla carta sembrava tutto piuttosto semplice. Poi iniziava la conversazione e ci rendevamo conto che quella richiesta raccontava solo una piccola parte della storia, perché due hotel possono cercare la stessa figura professionale, ma avere bisogno di due persone completamente diverse. È proprio da queste esperienze che è nata una riflessione: una buona selezione non comincia quando si pubblica un annuncio. Comincia molto prima.

 

Due hotel. Lo stesso ruolo. Esigenze completamente diverse.

Immaginiamo due strutture che cercano entrambe un receptionist. La posizione è la stessa e il lavoro, almeno sulla carta, anche.
Eppure basta entrare nelle due strutture per capire che la persona giusta non sarà necessariamente la stessa.

  • C’è un hotel che lavora con un team molto strutturato, dove ogni ruolo è definito e la collaborazione segue procedure precise.
  • Un altro, invece, ha un’organizzazione più snella e cerca una persona autonoma, capace di prendere decisioni e gestire gli imprevisti.
  • C’è chi investe sulla continuità tra stagione estiva e invernale e punta a costruire un rapporto duraturo con i collaboratori.
  • C’è chi, invece, concentra tutta l’attività in pochi mesi e ha bisogno di collaboratori che richiedano un affiancamento minimo e che possano quindi offrire da subito un buon livello di autonomia, perché i ritmi della stagione non consentono lunghi tempi di inserimento.

La mansione è identica. Il contesto no. Ed è proprio il contesto che cambia completamente il tipo di persona da ricercare.

 

La domanda non è “chi stiamo cercando?”

Spesso la prima domanda che ci viene posta è: “Mi trovate un receptionist?” Oppure: “Mi serve un cuoco.” In realtà, prima ancora di parlare di candidati, vale la pena fermarsi e fare qualche domanda in più.

  • Perché la posizione è aperta?
  • Come è organizzato il reparto?
  • Chi affiancherà la nuova persona?
  • Quali caratteristiche avevano i collaboratori che hanno funzionato meglio?
  • Per quale motivo altri, invece, hanno deciso di lasciare?

Sono solo alcune delle domande che raramente finiscono in un annuncio di lavoro. Eppure sono proprio quelle che permettono di capire quale persona abbia maggiori possibilità di inserirsi con successo in quella realtà.

 

Entrare in un’azienda significa capire come lavora davvero

Una delle cose più interessanti che abbiamo scoperto visitando le strutture è che ogni azienda ha una propria identità. Non è fatta soltanto di camere, cucina o reception. È fatta di persone. Di organizzazione. Di ritmi. Di responsabilità. Di rapporti tra colleghi. Ci è capitato di parlare con direttori che:

  • ci raccontavano con orgoglio la stabilità del loro team
  • Altri ci spiegavano quanto fosse importante trovare persone capaci di lavorare in autonomia già dalle prime settimane
  • In alcuni casi il vero punto di forza era la possibilità di offrire continuità lavorativa tra estate e inverno.
  • In altri, invece, era il clima familiare costruito negli anni.

Sono aspetti che difficilmente trovano spazio in una job description, ma che spesso fanno la differenza tra un inserimento destinato a durare e uno che termina dopo poche settimane.

 

Anche i punti critici meritano di essere raccontati

Quando si parla della propria azienda è naturale evidenziarne i punti di forza ed è giusto che sia così. Ma un confronto sincero permette anche di affrontare aspetti meno immediati:

  • I ritmi di lavoro durante l’alta stagione.
  • Il tempo che il team può dedicare all’affiancamento di una nuova persona.
  • Il livello di autonomia richiesto già nelle prime settimane.
  • Le responsabilità che il ruolo comporta realmente, oltre a quelle descritte nell’annuncio.
  • Il modo in cui il team collabora e comunica nella quotidianità.

Non per cercare difetti, perché ogni contesto lavorativo ha caratteristiche che è importante conoscere fin dall’inizio. Più il recruiter riesce a comprendere la realtà dell’azienda, più aumentano le possibilità di presentarla nel modo corretto e di intercettare persone realmente interessate a quel progetto.

 

A quel punto nasce l’annuncio

Solo dopo aver raccolto tutte queste informazioni arriva il momento di scrivere un annuncio.
Ed è qui che cambia completamente il suo significato, non è più un semplice elenco di requisiti e mansioni, piuttosto diventa il racconto di un ambiente di lavoro, di un’organizzazione e di un progetto professionale.
Un buon annuncio non dovrebbe limitarsi a spiegare cosa farà il candidato, ma trasmettere, con autenticità, perché vale la pena entrare a far parte di quella realtà.
Senza costruire un’immagine patinata o promettere un’azienda perfetta. Al contrario, raccontando con trasparenza ciò che la rende unica: il modo in cui si lavora, i valori condivisi, le opportunità di crescita e ciò che le persone possono aspettarsi nella quotidianità.
Quando un candidato riesce a riconoscersi in quel contesto, non invia semplicemente un curriculum: sceglie consapevolmente un progetto.
Questo permette all’azienda di:

  • attrarre candidature più coerenti
  • ridurre tempi e costi della selezione
  • aumentare le probabilità che il nuovo collaboratore rimanga nel tempo.

 

La lezione che ci stanno lasciando questi mesi

Se c’è una cosa che le visite nelle strutture ricettive ci stanno insegnando è questa: Le persone non scelgono soltanto una mansione. Scelgono un ambiente. Un’organizzazione. Un gruppo di lavoro. Un modo di fare impresa.
Per questo crediamo che una selezione efficace inizi molto prima della pubblicazione di un annuncio. Inizi ascoltando chi vive ogni giorno quell’azienda, cercando di comprenderne l’identità, i punti di forza, le sfide e gli obiettivi.
Solo così un annuncio smette di essere una semplice ricerca di personale e diventa il racconto autentico di un’opportunità di lavoro.

Ed è proprio da lì che, molto spesso, iniziano gli inserimenti migliori.