Molti candidati pensano che una volta ottenuto un colloquio il grosso del lavoro sia fatto e che, arrivati davanti al recruiter, basti semplicemente essere sé stessi.
In realtà il colloquio di selezione è un momento in cui azienda e candidato cercano di capire se possono lavorare bene insieme.
Molte persone vivono il colloquio come un esame da superare. In realtà è una conoscenza reciproca: l’azienda vuole capire se sei la persona giusta per quel lavoro, ma anche tu devi capire se quell’opportunità può fare al caso tuo.
Per questo è importante presentarsi in modo chiaro e raccontare il proprio percorso senza divagare, evidenziando le esperienze più utili per la posizione.

Perché questa domanda è così importante?
Molto spesso il colloquio inizia con una domanda apparentemente semplice: “Mi parli di lei.”
In realtà questa domanda permette al recruiter di valutare diversi aspetti contemporaneamente:

  • capacità di esprimersi in modo chiaro; 
  • capacità di raccontare il proprio percorso lavorativo; 
  • motivazione verso il ruolo; 
  • capacità di sintesi evidenziando le esperienze più rilevanti; 

È il primo momento in cui il candidato può spiegare perché il proprio percorso, le proprie competenze e le proprie motivazioni possano rappresentare un valore per l’azienda.

Gli errori più comuni
Molte persone vanno in difficoltà proprio davanti a questa domanda. Tra gli errori che si osservano più frequentemente troviamo:

  • racconti troppo lunghi e dispersivi;
  • narrazioni cronologiche dettagliate ma poco utili;
  • continui cambi di argomento;
  • focus su aspetti personali non rilevanti;
  • critiche ad ex aziende o ex responsabili;
  • difficoltà nel collegare la propria esperienza alla posizione ricercata.

Il rischio è trasformare un’opportunità per valorizzarsi in un monologo che non aiuta il recruiter a comprendere il proprio profilo professionale.

Il metodo delle 3C

Per costruire una risposta efficace può essere utile seguire una struttura molto semplice:

  1. Chi sono: Presentati professionalmente. Chi sei oggi dal punto di vista lavorativo?
  2. Cosa faccio: Racconta sinteticamente le esperienze, le competenze e le attività più rilevanti per la posizione. Non serve ripercorrere tutta la propria carriera. Meglio concentrarsi sugli elementi realmente in linea con la candidatura.
  3. Come e perché lo faccio: Questa è spesso la parte che fa la differenza. Qui emergono le motivazioni, l’approccio al lavoro e ciò che ti distingue dagli altri professionisti con competenze simili. Inoltre, dimostrare di essersi informati sull’azienda, sul settore e sui valori che la caratterizzano può aiutare a collegare il proprio percorso professionale all’opportunità proposta.

Un esempio di risposta poco efficace
Mi chiamo Luca, ho 43 anni e dopo essermi laureato ho svolto diversi lavori. Ho iniziato come impiegato in una prima azienda occupandomi di alcune attività amministrative. Successivamente ho cambiato azienda perché il mio responsabile aveva un modo di lavorare che non condividevo. Poi ho svolto altre mansioni in contesti diversi. Ho fatto tante esperienze e questo mi ha insegnato ad adattarmi a ogni situazione.

Questa risposta presenta alcune criticità:

  • è troppo cronologica;
  • si concentra su aspetti poco rilevanti;
  • non evidenzia competenze specifiche;
  • non spiega il valore che il candidato può portare all’azienda.

Un esempio di risposta più efficace
Sono un recruiter che, dopo aver scelto di orientare il proprio percorso professionale verso il mondo delle Risorse Umane, ha completato una laurea umanistica e un Master in HR Management. Nel corso delle mie esperienze mi sono occupato di attività di ricerca e selezione per diverse figure professionali, utilizzando strumenti di recruiting, screening CV e colloqui strutturati. Ciò che mi appassiona maggiormente di questo lavoro è la possibilità di creare il giusto incontro tra aziende e candidati, aiutando entrambe le parti a costruire una collaborazione di valore. Per questo motivo ho trovato particolarmente interessante questa opportunità, che mi consentirebbe di mettere a disposizione le competenze sviluppate fino ad oggi e continuare a crescere nel settore HR.

In conclusione
Una buona risposta alla domanda “Mi parli di lei”:

  • Non deve essere lunga né perfetta.
  • Deve essere chiara, autentica e coerente con il ruolo per cui ci si candida.
  • Durare circa un minuto o poco più (prepararsi prima ad una presentazione di questa durata)
  • Strutturata secondo il metodo delle 3C

Questo permette di iniziare il colloquio nel modo migliore, dando un’immagine professionale di sé e aiutando il recruiter a comprendere rapidamente quali competenze, esperienze e motivazioni possiamo portare in azienda.

Hai un colloquio nei prossimi giorni?
Prepararlo con qualche minuto di anticipo può fare molta differenza.
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